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Bambini e smartphone: consigli per una dieta digitale equilibrata

bambini e smartphoneStiamo vivendo in una società in continua evoluzione in cui le nuove generazioni si rapportano sempre meno con il concreto e trascorrono più tempo in una dimensione virtuale.

Molti genitori si chiedono quale sia l’età giusta per mettere smartphone e tablet tra le mani dei bambini, e quale sia l’uso giornaliero consigliato per evitare di incidere negativamente sulla sfera comportamentale dei più piccoli.

A queste e ad altre preoccupazioni ha risposto il nostro Dott. Michele Facci in un’interessante intervista in cui propone consigli per un utilizzo sano e consapevole della tecnologia.

Il problema non è relativo all’utilizzo della tecnologia di per sè, bensì all’abuso della stessa a scapito delle relazioni sociali.

Si ritiene infatti opportuno e necessario, offrire un’educazione equilibrata in grado di garantire salute fisica e mentale, ed un corretto sviluppo emotivo, cognitivo e socio-relazionale.

Il timore è che valori come la concretezza, l’empatia e la socialità vadano a smarrirsi; per ovviare a tutto ciò, basta guidare i bambini nell’esplorazione della tecnologia, per evitare che lo facciano da soli e in maniera errata. Non solo i genitori, ma anche gli insegnati hanno quindi il dovere di favorire un’educazione alla cittadinanza digitale.

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Smartphone sotto l’albero? Per gli esperti bisogna dire no..

Manca ormai solo una settimana a Natale e se fino a qualche anno fa i regali più richiesti erano giocattoli di vario genere, sempre più spesso ormai bambini e ragazzi desiderano ricevere doni tecnologici. Lo smartphone è sicuramente tra i più gettonati ma secondo lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia è importante saper dire no.

I pericoli online in cui possono inciampare i nostri figli infatti sono sempre maggiori ed è compito dei genitori insegnare loro innanzitutto la differenza tra la vita on e offline per evitare che essi abbiamo sempre meno interazioni sociali “reali” importanti per evitare condizioni di isolamento che nei casi più gravi possono sfociare in depressione o suicidio. Secondo l’esperto è fondamentale dunque che “i genitori non si lascino convincere dai propri figli sull’utilità dello smartphone in giovane età che, nella maggior parte dei casi, viene richiesto esclusivamente per sentirsi come il proprio amichetto che lo ha già ricevuto. Ed è in questo momento che deve uscir fuori il ruolo di ‘genitore’, spostando l’attenzione che il bambino riversa nel mezzo tecnologico verso l’importanza dello stare insieme e spingerlo a creare relazioni sociali. Ma noi adulti dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio. Ricordiamoci che i nostri figli imitano ciò che facciamo noi“.

La scelta quindi di regalare uno smartphone al proprio figlio deve essere ponderata: il cellulare in generale andrebbe dato ai ragazzi perlomeno dopo i 13 anni, stando sempre attenti a non lasciare troppa “libertà tecnologica” e insegnandone l’uso consapevole e corretto.

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Sexting, più di due adolescenti su dieci si scambiano foto hot sui social

Per sexting si intende la condivisione di testi, video e contenuti fotografici a sfondo sessuale utilizzando telefoni, app, social network e altri mezzi tecnologici. Secondo una ricerca di Skuola.net condotta su un campione di 6500 giovani tra i 13 e i 18 anni, il fenomeno risulta essere molto più diffuso di quanto si pensi: secondo i dati riportati, circa il 24% di essi infatti si sono scambiati materiale intimo almeno una volta mentre il 6% ammette di farlo spesso.

Purtroppo, i rischi legati a tale attività di condivisione sono molti e vanno dall’essere minacciati a scopi ricattatori o vendicativi, fino ad arrivare al fenomeno del “grooming” ovvero l’essere adescati da malintenzionati in rete. L’attenzione va posta inoltre anche sull’effetto domino: il 18% tra i ragazzi intervistati che praticano sexting, hanno rivelato di aver condiviso il materiale con altri, amplificandone gli effetti negativi.

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Instagram: le novità antibullismo

La prima mossa per Adam Mosseri, nuovo capo dell’app Instagram, è stata quella di affidarsi ad un machine learning per individuare ed eliminare in automatico immagini, montaggi e didascalie offensive, aggressive ed umilianti. Cosa accadrà ai post individuati in maniera automatica e in odore di cyberbullismo? Pare che verranno inviati ad un team dedicato che analizzerà ad uno ad uno i contenuti decidendo poi come procedere nel modo più opportuno, lasciandoli online oppure eliminandoli dalla rete. Il neonominato Adam Misseri ha sottolineato l’importanza di un passo del genere che “aiuterà a identificare e rimuovere atti di bullismo, aspetto cruciale poiché molte persone che hanno esperienza o lo riconoscono non lo segnalano”.

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“Black Out” cos’è il fenomeno web suicida del soffocamento

Il fenomeno web del “blackout” o “choking game” consiste nel privarsi dell’aria per periodi sempre più lunghi fino a svenire. Il dott. Michele Facci, psicologo e perito presso il Tribunale di Trento, sostiene che la strategia vincente per contrastare il fenomeno sia l’educazione. Intervistato da Tgcom24 il dott. Facci sostiene infatti: “Come società, come genitori e istituzioni non stiamo dando il buon esempio ai giovani.” E continua: “Quindi se la comunità educativa non c’è e non funziona chi gestisce le classiche ansie adolescenziali? La rete. Ma la rete non è né controllabile né controllata.”.

Questo fenomeno che spinge dunque i ragazzi a soffocarsi per un breve periodo non ha come fine quello di procurarsi la morte ma piuttosto di emulare quelli che possono essere gli effetti sballanti delle droghe, sperimentando la sensazione di euforia provocata dal sangue e dall’ossigeno che ritornano al cervello.

Sicuramente per aiutare questi ragazzi, è importante innanzitutto che figure come educatori e genitori inizino ad utilizzare la terminologia in modo corretto evitando di definire il fenomeno del blackout con la parola “gioco”. Inoltre, è essenziale ascoltare e dedicare loro del tempo, interessandosi anche alle loro passioni e ai loro desideri.

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