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Nomofobia – La paura di perdere lo smartphone

Il cellulare è diventato da anni l’oggetto con cui passiamo più tempo ogni giorno, a casa, al lavoro, al supermercato, in bagno e persino a tavola e per quanto il nostro smartphone possa essere utile dobbiamo fare attenzione a non lasciare che sia lui a guidare le nostre azioni e la nostra vita (non è l’Unico Anello e voi non vorrete mica diventare come Gollum vero?).

 

Se anche voi non riuscite a fare a meno del telefono e ve lo portato appresso costantemente potreste interessante il nuovo articolo del Dott. Michele Facci riguardo la nomofobia. Ma che cos’è la nomofobia?

 

La nomofobia (no-more-phone fobia) è avere una relazione ossessiva ed oppressiva con il proprio smartphone. Se non riuscite a staccarvene e se non averlo a portata di mano vi mette ansia ed angoscia, potreste (inconsapevolmente) avere una relazione negativa con il vostro device preferito. Nell’articolo, il Dott. Michele Facci condivide alcuni consigli pratici per riuscire a distaccarsi dal proprio cellulare.

Qui potrete leggere le pratiche condivise dal Dottor Facci, ma vi consigliamo caldamente di approfondire il tutto nell’articolo su Cosmopolitan.

 

  • Distanza

Speratevi fisicamente dal cellulare, lasciatelo in camera, non portatevelo in bagno o a tavola. Scegliete una stanza della casa in cui il vostro cellulare non potrà seguirvi, che sia un’aula studio, la cucina o il bagno… imponete dei confini che il vostro cellulare non dovrà superare.

 

  • Silenzio

Disattivate le notifiche e lasciatelo in modalità silenziosa, non lasciate che siano le altre persone o i social a decidere quando dovete usare il cellulare, disattivate le notifiche ed inizierete ad usare lo smartphone solo quando lo volete voi.

 

  • Dagli Buca

Fissate in anticipo dei momenti o delle occasioni in cui non guarderete il cellulare, che siano due ore per vedere un film o fare una passeggiata, imponetevi di ignorare completamente il vostro telefonino.

 

  • Usalo meno, usalo meglio

Limitando il tempo che passate al cellulare, inizierete ad usare quel tempo per fare attività di “qualità”, (non scorrendo la bacheca di Instagram) che sia leggere le notizie del giorno o mandare un messaggio alla mamma l’importante è fare qualcosa che sia effettivamente un piacere per voi o altre persone.

 

Codice Rosso – La legge contro il revenge porn

codice rosso pericoli di internetDall’estate 2019 è ufficialmente entrata in vigore la nuova normativa denominata “Codice Rosso”, ma di  cosa si tratta esattamente? Si tratta per l’appunto di una legge che va a tutelare le vittime di violenze  domestiche e di genere. Questa in particolare tutala le donne vittime di violenza, andando non solo a  riconoscere nuovi reati, ma anche a velocizzare i tempi per le procedure giudiziarie, imponendo misure  cautelari e aggravando le pene già esistenti.

Alcuni dei reati riconosciuti in questa legge sono, sfregi (per esempio aggressioni con acido), nozze col sangue, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Quest’ultimo è quello di cui andremo a parlare più nel dettaglio in questo articolo.

 

Che cos’è il revenge porn?

Il revenge porn (porno per vendetta) indica la condivisione pubblica (o con un gruppo di persone) di immagini o video intimi tramite internet (social, conversazioni private, forum, email, ecc…) senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Spesso tali immagini o conversazioni sono state registrate quando la coppia stava insieme, per gioco o per divertimento magari. Poi però, al termine della relazione, queste immagini possono essere utilizzate per ricattare l’ex partner o semplicemente per vendicarsi.

 

Che cosa rischia chi commette questo reato?

Chiunque invii, consegni o pubblichi foto o video di contenuto sessualmente espliciti di una persona senza il suo consenso sarà soggetto ad una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione e una multa che va da 5.000 a 15.000 euro.

La pena si applica allo stesso a modo a chi, avendo ricevuto materiale sessualmente esplicito, (ricevuto direttamente o acquisito) lo ricondivide senza il consenso del soggetto del video.

E’ inoltre prevista un aggravante nel caso in cui l’autore del reato sia un coniuge o ex-coniuge della vittima o nel caso in cui per la condivisione delle immagini o video siano stati usati strumenti informatici (smartphone, computer, gli strumenti web, ecc…).

Telegram – I pericoli di una chat “sicura”

pericoli internet telegram

Telegram, una applicazione che garantisce privacy e sicurezza, ma è davvero priva di pericoli?

 Telegram è un’applicazione di messaggistica istantanea molto simile a Whatsapp e forse il suo unico vero concorrente.

 Telegram, infatti, grazie ad alcune particolari funzionalità come la possibilità di creare canali, gruppi pubblici e bot, permette agli utenti di avere estrema libertà sul modo di comunicare, ma quello che davvero differenzia telegram da tutti gli altri è il livello altissimo di privacy e sicurezza che l’applicazione garantisce.

E nonostante queste due qualità possano, di primo impatto, sembrare positive (ed effettivamente lo sono), nascondo un lato oscuro, perché ovunque vi sia l’anonimato sulla rete ci saranno anche attività, personaggi e comportamenti illeciti se non illegali.

Grazie infatti alle “chat segrete” di telegram, è impossibile intercettare e leggere il contenuto della conversazione, ciò accade perché questa tipologia di messaggi non viene nemmeno salvata sui server dell’applicazione e diventa quindi impossibile per chiunque accedervi.

Queste conversazioni vengono usate per attività criminali di diverso genere, dallo spaccio, alla vendita di documenti o account rubati, alla pirateria e persino offerte di lavoro in nero che si definiscono “dark jobs” (lavori pericolosi e non riconosciuti).

E’ comunque improbabile che i vostri figli sappiano o vogliano prendere parte a questo tipo di attività, ma la situazione cambia con i gruppi e i canali pubblici. Questi sono estremamente accessibili e altro non sono che delle chat di gruppo in cui i membri parlano e condividono contenuti su uno specifico argomento.

Fino a qui non c’è nulla di male, esistono gruppi di cinema, di libri e videogiochi, ma ovviamente esistono anche gruppi di natura completamente differente. Usando infatti la barra di ricerca dell’applicazione è molto facile incappare in gruppi e canali che condividono materiale pornografico, pedo-pornografico, violento o pirata e ovviamente nessuno di questi contenuti viene in alcun modo censurato. Nonostante questi gruppi non rappresentino un pericolo fisico, si rischia sempre di essere esposti a contenuti illegali o traumatizzanti.

Quello che potrebbe presentarsi però come un pericolo più diretto per i vostri figli deriva da quelli che vengono definiti gruppi o canali ‘give’, in questi canali, ai ragazzini più giovani viene venduto l’accesso ad account di servizi di streaming (netflix) o videogames (fortnite) i quali però, risultano inesistenti. Si tratta di una vera e propria truffa nei confronti dei ragazzi più giovani che pagano per aver nulla indietro.

Cosa potete fare quindi per prevenire ed eventualmente gestire questi pericoli?

Il consiglio più utile e diretto che possiamo darvi è quello di controllare se nel cellulare dei vostri figli è installato o meno Telegram. Se così fosse, non servirebbe allarmarsi, informate i vostri figli dei pericoli presenti sull’applicazione e educateli ad evitarli ed eventualmente riconoscerli.

A seconda invece dell’età di vostro figlio, potete anche decidere di controllare le sue conversazioni (previo spiegazione delle ragioni che vi portano a pretendere la condivisione dei contenuti del cellulare) così da essere sicuri che non sia giù stato esposto a questi pericoli.

Deep Web – Pericoli sommersi

Navigando in rete è facile incappare nelle parole “deep” o “dark”, ma che cos’è esattamente questo deep web?

Il deep web è una sorta di rete nascosta sotto la rete, infatti i siti che compongono questo web non sono indicizzati e quindi non sono visitabili dai classici motori di ricerca, questo perché per accedere alla parte nascosta di internet è necessario utilizzare dei software appositi (Tor) per navigare in incognito.

Il deep web è una parte di internet tanto ampia quanto oscura, infatti si stima che oltre il 90% dei contenuti di internet siano nascosti alla navigazione più comune e una parte di questi definita “dark” si dedica esclusivamente ad attività illegali o illecite.

In questo articolo non andremo a spiegare come visitare o vedere questo web nascosto, ma cercheremo di capire cosa si nasconde sotto questo strato di internet che nonostante non rappresenti un vero e proprio pericolo, richiede la supervisione di un utente esperto per evitare virus, truffe e contenuti estremamente disturbanti.

Contenuti e pericoli

Per comprendere quanto questo web sia oscuro basta vedere alcuni dei servizi realmente disponibili in queste pagine. Scambio valute digitali, hacking a pagamento, phishing, pedofilia, mercato nero e archivi di contenuti violenti sono solo alcuni dei contenuti accessibili attraverso la rete e prendere parte a queste attività può non rappresentare un pericolo fisico, ma è di certo un pericolo che può compromettere la vostra immagine, il vostro computer e ed eventuali dati personali.

La maggior parte delle persone (i vostri figli compresi) non sanno come accedere a questo deep web, ma su internet è facile trovare guide e tutorial per accedervi, ma come detto prima è necessario installare programmi particolari per navigare nella rete oscura e questi programmi possono essere riconosciuti facilmente. Tor, il programma più famoso per queste attività ha l’icona a forma di cipolla e anche gli altri programmi con le stesse funzionalità possono essere riconosciuti anche da utenti meno esperti.

Sessualità e relazioni online

Le relazioni e il digitale

Una delle fasi più importanti del processo di crescita è la sperimentazione e l’esperienza delle relazioni e della sessualità. Nei giovani, internet esercita una forte influenza in questa fase ed è quindi importante capire in che modo il web e i nuovi mezzi di comunicazioni possono influire nella vita e nel comportamento dei ragazzi. Gli ambienti digitali infatti, non si limitano a semplificare la comunicazione, ma spesso possono essere motivo di forti litigi o comportamenti negativi verso se stessi o gli altri.

 

Fenomeni e dati

Da un’indagine (FONTE) svolta su 600 ragazzi tra i 12 e i 18 anni risulta che, quasi il 30% ragazzi ha amici che hanno finito una relazione attraverso un messaggio e quasi il 20% ha amici che leggono di nascosto messaggi sul cellulare del partner. Ovviamente i social e la messaggistica non si limitano semplicemente alla comunicazione scritta, infatti il “sexting” (articolo dedicato al sexting: qui), è sempre più comune tra i giovani che non realizzano la reale pericolosità di questo fenomeno. Dall’indagine risulta infatti che 11% dei ragazzi conosce qualcuno che ha fatto “sexting”. Collegando questi ultimi numeri diventa quasi naturale parlare di “sextortion”, dall’indagine risulta infatti che il 3% dei ragazzi ha amici che sono stati minacciati dal partner di rendere pubbliche foto o video privati scambiati sulle applicazioni di messaggistica.

Queste nuove forme di ricatto stanno diventando sempre più diffuse e la Camera ha da poco approvato una legge proprio per prevenire e punire questo comportamento, il cosiddetto “revenge porn” infatti è un reato punibile (a seconda dei singoli casi) con multe salatissime e persino con la reclusione.

 

Sapere per prevenire

Questi pericoli non devono essere evitati o ignorati dagli adulti, non è sufficiente parlare in modo generico dei vari rischi del web e dei social, il genitore dev’essere informato e consapevole dei diversi fenomeni e modi di fare dei ragazzi, sexting, sextortion, grooming sono fenomeni meno comuni della pornografica o la pirateria, ma è comunque importante conoscerli e comprenderli per poter essere un vero supporto per i vostri figli nel loro uso di internet e dei nuovi strumenti di comunicazione. Nonostante infatti molti ragazzi ancora fatichino a chiedere aiuto in situazioni di rischio online, quelli che decidono di affrontare la situazione si rivolgono prevalentemente ai genitori o agli amici. Quindi, come detto sopra, il genitore deve conoscere e comprendere i vari raschi. in modo tale da aiutare i ragazzi ad evitarli ed eventualmente ad affrontarli.

 

Vi suggeriamo infine due libri del Dott. Michele Facci dedicati proprio ai giovani e al loro uso della rete.

cyberbullismo-berti-valorzi-facci      psicologo-trento-michele-facci-pericoli-internet

Il web e lo streaming – Una vetrina per la violenza

La strage della Moschea di Christchurch (Nuova Zelanda) è stata trasmessa in diretta streaming su Facebook per ben 17 minuti. Inutile dire che le immagini arrivate online erano reali, senza censura ed estremamente disturbanti. Le forze di polizia e le piattaforme social hanno cercato in tutti i modi di bloccare la trasmissione, ma nonostante gli sforzi 17 minuti di strage sono stati caricati e nessuno sarà mai in grado di cancellarli per sempre.

Ma perché Facebook non è riuscito a bloccare la diretta in tempo? In questi casi la prima falla è stata causata dall’algoritmo di analisi dei contenuti che non è riuscito a riconoscere la natura pericolosa del video, questo algoritmo analizza tag, titoli ed immagini per riconoscere se un contenuto rispetta o meno le norme della community e come sappiamo non ha funzionato. Dove la macchina fallisce, deve intervenire l’uomo, in questo caso però, essendo le risorse umane limitate, il tempo di risposta all’emergenza non è stato istantaneo e quei pochi ma lunghi minuti hanno dato il tempo all’attentatore di compiere e condividere il suo orribile gesto.

Dopo giorni dall’attentato ci si aspetterebbe che il video della strage sia stato rimosso dalla rete o che almeno questo sia estremamente difficile da trovare, invece non è cosi, basta muoversi oltre la seconda pagina delle ricerche di google per trovare siti che raccolgono e salvano questo tipo di video (questi siti, altro non sono che una libreria di video e immagini violente e sono molto probabilmente gestiti da individui psicologicamente disturbati). Talvolta anche alcuni media hanno rilanciato alcune scene del video. Per le forze dell’ordine è facile rimuovere un video online, ma non c’è modo di evitarne il “re-upload”. In sintesi: sulla rete si scrive con il pennarello indelebile, nulla può essere rimosso in modo tombale.

Ma perché riprendere un video così cruento? Perché documentare, in tempo reale, un’azione così cruenta? Ci sono ragioni più psicologiche e più sociali. Vediamone alcune: da un punto di vista psicologico il criminale che agisce in questo modo ha lo scopo di essere visto, di essere al centro della scena, di mostrare il suo potere al mondo intero. C’è però anche uno scopo spesso più sociale, ovvero quello di motivare altri ad emularlo, a combattere insieme a lui per quella stessa folle causa.

Quali possono essere allora le reazioni delle persone che hanno visto il video della strage? Molti sicuramente rimangono scandalizzati dalle immagini e abbandonano immediatamente la visione, altri meno sensibili alla violenza su schermo, vengono sì disturbati dalle immagini, ma in qualche modo la violenza nuda e cruda non li spaventa (quando vista tramite uno schermo), infine alcuni altri potrebbero provare persino piacere da questo tipo di immagini che risultano adrenaliniche, quasi confuse come quelle di un videogioco “sparatutto” in prima persona.

Quando però il gioco diventa realtà, anche la realtà diventa un gioco ma, molto pericoloso. Il suggerimento è quello di tenere lontani i bambini da contenuti così violenti, siano virtuali o concreti.