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Coronavirus, i bambini sono sempre più esposti ai pericoli online durante la pandemia

 

Durante il lockdown per la pandemia di COVID-19, le vite di milioni di bambini si sono temporaneamente ridimensionate a casa, davanti agli schermi, diventando così maggiormente esposti ai pericoli online.

Se da un lato le soluzioni digitali consentono ai bambini di studiare, divertirsi ed incontrare virtualmente i propri amici, dall’altro è pur vero che non tutti sono in grado di gestire in maniera sicura le esperienze online.

Trascorrendo più tempo su piattaforme digitali, i bambini sono maggiormente esposti a contenuti dannosi diventando così più vulnerabili a sfruttamento sessuale e adescamento online. 

UNICEF, assieme ai suoi partner, sta lanciando una nuova iniziativa per chiedere ai governi e al settore industriale di tenere i bambini al sicuro online. A questo proposito, sono stati individuati dispositivi di sicurezza potenziati volti ad accompagnare genitori ed insegnanti nell’educazione all’online dei propri bambini. 

Durante il lockdown sono state poi implementate diverse azioni con l’obiettivo di arginare i rischi online; i governi, ad esempio, hanno promosso iniziative formative e di sensibilizzazione sulla sicurezza online dei bambini per assicurarsi che ci sia una buona conoscenza dei meccanismi locali di denuncia.

Le scuole invece, hanno investito molto nella promozione e nel monitoraggio di ambienti online sicuri, assicurandosi che i bambini abbiano accesso continuativo a servizi di consulenza.

Infine, i genitori si sono impegnati nell’instaurare un dialogo aperto con i propri figli, definendo regole precise per un utilizzo sicuro ed appropriato di Internet.

Leggi qui l’articolo completo.

Coronavirus – La mortalità delle fake news

coronavirus fake newsQuesto 2020 ha avuto un inizio davvero tumultuoso, in meno di un mese siamo passati dalla terza guerra mondiale, agli incendi in Australia fino ad arrivare alla pandemia globale. Tutti questi eventi hanno giustamente preoccupato tutti, ma siamo davvero riusciti a informarci correttamente sulle varie questioni?

 

Probabilmente no, ma perché nel 2020 tra internet e telegiornali non riusciamo ad avere una visione oggettiva e corretta degli avvenimenti? I motivi sono diversi e cercheremo di capire come e perché in quest’epoca di tecnologie è sempre più difficile trovare informazioni “sicure”.

 

Il primo motivo sono i media, in un periodo in cui le persone hanno costante accesso alle informazioni, ogni testata deve lottare con la concorrenza per ottenere la vostra attenzione e questa costante “guerra mediatica” porta i notiziari (di ogni tipo) a lanciare qualunque notizia gli capiti sottomano, senza dare tempo alla notizia stessa di essere confermata, smentita o supportata. Non si tratta quindi di notizie false, ma in casi come quello del più recente coronavirus, le informazioni vengono costantemente smentite o riformulate, quello che è vero oggi potrebbe non esserlo domani.

Un altro problema causato dalla “guerra mediatica” tra le varie testate giornalistiche è causato dal titolo “clickbait”, ovvero un titolo volutamente provocante che richiama immediatamente l’attenzione dell’utente. Che la notizia dietro al titolo sia veritiera o meno poco ci interessa, non tanto perché non ci interessano le informazioni, ma perché la stragrande maggioranza delle persone, limita la propria informazione alla lettura del titolo.

Non è però la gara alla notizia rapida ed imprecisa a generare sdegno nelle persone, perché tra i pericoli più discussi del web ci sono sicuramente le “fake news” demonizzate come uno degli elementi più pericolosi di internet, queste notizie false, non sono altro che false testate giornalistiche, tweet o persino messaggi WhatsApp che inventano una qualunque notizia per creare scalpore e paura nei malcapitati che credono di avere davanti una fonte attendibile. Queste fake news però sono tanto false quanto deboli perché basta fare un piccolo sforzo in più per capire se una notizia che avete appena letto sia effettivamente vera o falsa.

Se leggete qualcosa online non date per scontato che sia vero, come ho detto prima, anche una notizia “verificata” può essere smentita o riformulata. La soluzione è continuare ad informarsi senza dare nulla per scontato.

Nel caso stiate cercando una fonte attendibile di notizie riguardo il nuovo coronavirus eccovi il link per il sito del ministero della salute: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp

Internet e la tecnologia non sono una distrazione

Ovunque sul web si trovano pagine ed articoli che parlano di social e cellulari come il male peggiore per la capacità di attenzione e apprendimento dei ragazzi e degli adulti, ma è davvero così?

 

 

Avete notato che anche mettendo il cellulare in silenzioso, continuate comunque a guardarlo? Questo accade perché la vera fonte di distrazione non è internet o lo notifica di Whatsapp, ma è il vostro stato di noia o disagio che vi porta cercare una distrazione.

L’essere umano, in anni di evoluzione non ha mai perso quell’istinto di evitamento dei comportamenti o pensieri che provocano disagio. Cosi come oggi non avete voglia di andare in palestra, io apro Whatsapp tra una riga e l’altra di questo articolo. E’ faticoso fare esercizio fisico ed è difficile scrivere un testo di senso compiuto, per questo motivo il nostro istinto ci porta ad evitare queste attività permettendo così al mondo esterno di distrarci con qualunque stupidata sia a portata di mano.

 

A questo punto però sembra che concentrarsi sia un’impresa impossibile, ma non è cosi, anzi è molto più facile di quanto possa sembrare. Per prima cosa suddividiamo le distrazioni in due categorie:

Esterne: il messaggio whatsapp, la mail, i colleghi, il cane, ecc…

Interne: Noia, paura, ansia, fatica, ecc…

Iniziamo con le distrazioni interne. Queste non possono essere evitate in alcun modo, ma possiamo imparare a controllarle. La cosa più facile che vi consigliamo di fare è avere una chiara idea di quello che si vuole fare nella prossima ora. Io ad esempio, ho preso l’impegno di scrivere questo articolo e già solo avere in mente un obiettivo da portare a termine vi aiuterà moltissimo nell’evitare distrazioni.

Ovviamente ci sono molti altri modi per evitare queste “distrazioni interne” come ad esempio la mindfulness o altre tecniche più o meno scientifiche che non andremo ad approfondire in questo articolo.

Limitare le distrazioni interne però non risolve completamente il problema, ad esempio in America tra le 7.000 e le 9.000 persone muoiono ogni anno a causa di errori terapeutici e il 50% di questi errori avviene in fase di prescrizione del medicinale e gran parte di questi errori è causata dalla distrazione (fonte: National Center for Biotechnology Information). Capite quindi che è importante riuscire ad evitare dove e come possibile le distrazioni esterne.

Una volta che sarete riusciti a controllare le distrazioni interne sarà molto più facile rimuovere quelle esterne, per il cellulare (qui l’articolo dedicato) ad esempio vi sarà sufficiente lasciarlo lontano dall’area di lavoro (la voglia di restare seduti farà il resto), per il computer basterà non abbandonare l’interfaccia su cui state lavorando, per evitare invece distrazioni da parte delle persone che vi circondano sarà sufficiente comunicare che in questo momento non volete essere distratti. Dal mettere un semplice foglio sulla scrivania, allo spostarvi in un luogo più piccolo e riservato, la cosa importante è che comunichiate agli altri di non voler essere disturbati.

Questo articolo, che non parla effettivamente di pericoli di internet, serve per far capire che non è colpa di Facebook o della tecnologia se non riusciamo a concentrarci sui nostri compiti e obiettivi. Siamo vittime della tecnologia solo dal momento in cui lo permettiamo.

 

Per concludere voglio consigliarvi una piccola app per cellulari che vi aiuterà nella lotta per la concentrazione. L’app si chiama “Forest” ed è un semplice timer. Voi impostate un timer di 10, 20 o 60 minuti e durante questo tempo l’applicazione farà crescere sul vostro schermo un piccolo albero che potrà fare solo due cose, vivere per sempre nel vostro giardino digitale (dopo che il timer sarà scaduto) o morire essiccato perché avrete usato il vostro cellulare. Starà a voi quindi decidere se uccidere o meno il vostro piccolo albero.

 

Nomofobia – La paura di perdere lo smartphone

Il cellulare è diventato da anni l’oggetto con cui passiamo più tempo ogni giorno, a casa, al lavoro, al supermercato, in bagno e persino a tavola e per quanto il nostro smartphone possa essere utile dobbiamo fare attenzione a non lasciare che sia lui a guidare le nostre azioni e la nostra vita (non è l’Unico Anello e voi non vorrete mica diventare come Gollum vero?).

 

Se anche voi non riuscite a fare a meno del telefono e ve lo portato appresso costantemente potreste interessante il nuovo articolo del Dott. Michele Facci riguardo la nomofobia. Ma che cos’è la nomofobia?

 

La nomofobia (no-more-phone fobia) è avere una relazione ossessiva ed oppressiva con il proprio smartphone. Se non riuscite a staccarvene e se non averlo a portata di mano vi mette ansia ed angoscia, potreste (inconsapevolmente) avere una relazione negativa con il vostro device preferito. Nell’articolo, il Dott. Michele Facci condivide alcuni consigli pratici per riuscire a distaccarsi dal proprio cellulare.

Qui potrete leggere le pratiche condivise dal Dottor Facci, ma vi consigliamo caldamente di approfondire il tutto nell’articolo su Cosmopolitan.

 

  • Distanza

Speratevi fisicamente dal cellulare, lasciatelo in camera, non portatevelo in bagno o a tavola. Scegliete una stanza della casa in cui il vostro cellulare non potrà seguirvi, che sia un’aula studio, la cucina o il bagno… imponete dei confini che il vostro cellulare non dovrà superare.

 

  • Silenzio

Disattivate le notifiche e lasciatelo in modalità silenziosa, non lasciate che siano le altre persone o i social a decidere quando dovete usare il cellulare, disattivate le notifiche ed inizierete ad usare lo smartphone solo quando lo volete voi.

 

  • Dagli Buca

Fissate in anticipo dei momenti o delle occasioni in cui non guarderete il cellulare, che siano due ore per vedere un film o fare una passeggiata, imponetevi di ignorare completamente il vostro telefonino.

 

  • Usalo meno, usalo meglio

Limitando il tempo che passate al cellulare, inizierete ad usare quel tempo per fare attività di “qualità”, (non scorrendo la bacheca di Instagram) che sia leggere le notizie del giorno o mandare un messaggio alla mamma l’importante è fare qualcosa che sia effettivamente un piacere per voi o altre persone.

 

Codice Rosso – La legge contro il revenge porn

codice rosso pericoli di internetDall’estate 2019 è ufficialmente entrata in vigore la nuova normativa denominata “Codice Rosso”, ma di  cosa si tratta esattamente? Si tratta per l’appunto di una legge che va a tutelare le vittime di violenze  domestiche e di genere. Questa in particolare tutala le donne vittime di violenza, andando non solo a  riconoscere nuovi reati, ma anche a velocizzare i tempi per le procedure giudiziarie, imponendo misure  cautelari e aggravando le pene già esistenti.

Alcuni dei reati riconosciuti in questa legge sono, sfregi (per esempio aggressioni con acido), nozze col sangue, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Quest’ultimo è quello di cui andremo a parlare più nel dettaglio in questo articolo.

 

Che cos’è il revenge porn?

Il revenge porn (porno per vendetta) indica la condivisione pubblica (o con un gruppo di persone) di immagini o video intimi tramite internet (social, conversazioni private, forum, email, ecc…) senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Spesso tali immagini o conversazioni sono state registrate quando la coppia stava insieme, per gioco o per divertimento magari. Poi però, al termine della relazione, queste immagini possono essere utilizzate per ricattare l’ex partner o semplicemente per vendicarsi.

 

Che cosa rischia chi commette questo reato?

Chiunque invii, consegni o pubblichi foto o video di contenuto sessualmente espliciti di una persona senza il suo consenso sarà soggetto ad una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione e una multa che va da 5.000 a 15.000 euro.

La pena si applica allo stesso a modo a chi, avendo ricevuto materiale sessualmente esplicito, (ricevuto direttamente o acquisito) lo ricondivide senza il consenso del soggetto del video.

E’ inoltre prevista un aggravante nel caso in cui l’autore del reato sia un coniuge o ex-coniuge della vittima o nel caso in cui per la condivisione delle immagini o video siano stati usati strumenti informatici (smartphone, computer, gli strumenti web, ecc…).

Telegram – I pericoli di una chat “sicura”

pericoli internet telegram

Telegram, una applicazione che garantisce privacy e sicurezza, ma è davvero priva di pericoli?

Telegram è un’applicazione di messaggistica istantanea molto simile a Whatsapp e forse il suo unico vero concorrente.

Telegram, infatti, grazie ad alcune particolari funzionalità, come la possibilità di creare canali, gruppi pubblici e bot, permette agli utenti di avere estrema libertà sul modo di comunicare, ma quello che davvero differenzia Telegram da tutti gli altri è il livello altissimo di privacy e sicurezza che l’applicazione garantisce.

E nonostante queste due qualità possano, di primo impatto, sembrare positive (ed effettivamente lo sono), nascondo un lato oscuro, perché ovunque vi sia l’anonimato sulla rete ci saranno anche attività, personaggi e comportamenti illeciti se non illegali.

Grazie infatti alle “chat segrete” di telegram, è impossibile intercettare e leggere il contenuto della conversazione, ciò accade perché questa tipologia di messaggi non viene nemmeno salvata sui server dell’applicazione e diventa quindi impossibile per chiunque accedervi.

Queste conversazioni vengono usate per attività criminali di diverso genere, dallo spaccio, alla vendita di documenti o account rubati, alla pirateria e persino offerte di lavoro in nero che si definiscono “dark jobs” (lavori pericolosi e non riconosciuti).

E’ comunque improbabile che i vostri figli sappiano o vogliano prendere parte a questo tipo di attività, ma la situazione cambia con i gruppi e i canali pubblici. Questi sono estremamente accessibili e altro non sono che delle chat di gruppo in cui i membri parlano e condividono contenuti su uno specifico argomento.

Fino a qui non c’è nulla di male, esistono gruppi di cinema, di libri e videogiochi, ma ovviamente esistono anche gruppi di natura completamente differente. Usando infatti la barra di ricerca dell’applicazione è molto facile incappare in gruppi e canali che condividono materiale pornografico, pedo-pornografico, violento o pirata e ovviamente nessuno di questi contenuti viene in alcun modo censurato. Nonostante questi gruppi non rappresentino un pericolo fisico, si rischia sempre di essere esposti a contenuti illegali o traumatizzanti.

Quello che potrebbe presentarsi però come un pericolo più diretto per i vostri figli deriva da quelli che vengono definiti gruppi o canali ‘give’, in questi canali, ai ragazzini più giovani viene venduto l’accesso ad account di servizi di streaming (netflix) o videogames (fortnite) i quali però, risultano inesistenti. Si tratta di una vera e propria truffa nei confronti dei ragazzi più giovani che pagano per aver nulla indietro.

Cosa potete fare quindi per prevenire ed eventualmente gestire questi pericoli?

Il consiglio più utile e diretto che possiamo darvi è quello di controllare se nel cellulare dei vostri figli è installato o meno Telegram. Se così fosse, non serve allarmarsi, informate i vostri figli dei pericoli presenti sull’applicazione ed educateli ad evitarli ed eventualmente riconoscerli.

A seconda invece dell’età di vostro figlio, potete anche decidere di controllare le sue conversazioni (previo spiegazione delle ragioni che vi portano a pretendere la condivisione dei contenuti del cellulare) così da essere sicuri che non sia giù stato esposto a questi pericoli.