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Caso Genovese: uno stupro non deve avere sfumature

La ragazza, vittima della violenza a Terrazza Sentimento, è stata colpita due volte: non solo ha subito il trauma fisico e psicologico della violenza sessuale, ma si trova anche accerchiata da persone pronte a giudicarla.

L’intrigo e l’esclusività di certe feste possono attirare chiunque, in particolare i più giovani. Spesso alcune di queste feste possono rappresentare dei pericoli, ma ciò non autorizza nessuno e in alcun modo ad approfittare della condizione di entusiasmo, leggerezza o poca lucidità che può crearsi in un qualsiasi contesto.

Poco importa il lavoro dell’aggressore. Poco importa se la vittima era o meno ubriaca o drogata: nessuna attenuante. Lo stupro è stupro. Una ragazza di 18 anni ha persino avuto paura di morire.

Dobbiamo avere il coraggio di dire che qualsiasi cosa agita contro una persona senza il suo consenso, è violenza. 

È facile creare nei più giovani una sorta di trappola, facendo leva sulle più che normali caratteristiche adolescenziali. Il problema sono le persone che ci circondano che non dovrebbero arrogarsi il diritto di sfruttare a loro vantaggio tali caratteristiche, anzi, dovrebbero prendersi cura, proteggere e aiutare, anche nei momenti di pericolo.

Dobbiamo imparare a comprendere questo concetto, afferma del Dott. Michele Facci, per non far morire due volte chi si è già sentito morire dentro.

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Cosa ci spaventa del web: tra bufale e verità

Dopo mesi si torna a parlare dei pericoli legati alle challange che nascono sui social network e con velocità strabiliante si diffondono sul web. Una challange è una sorta di moda, un insieme di rituali e azioni che chi accetta la sfida, deve svolgere.

Ciò che più spaventa, è la viralità di tali challange, ovvero l’effetto contagio e il numero di persone, soprattutto adolescenti, che cadono in queste reti.

In diverse occasioni è capitato che ragazzi catturati da queste sfide si siano fatti del male e, nei casi più estremi, abbiano perso la vita. Ad essere sempre più spaventati sono i genitori che s’interrogano sulla sicurezza dei loro figli. Una delle più famose challange è stata la Blue Whale, che sostanzialmente incitava le persone a svolgere prove sempre più difficili fino, di fatto, al suicidio. In realtà, come ha riferito lo UK Safer Internet Center, il caso Blue Whale è “un esempio di fake news sensazionalizzata”. I media hanno contribuito a generare allarme intorno a un fenomeno poco noto cavalcando la paura, talvolta anche “pompando” la notizia[1].

Il caso Jonathan Galindo, è chiamato in causa per tentare di spiegare il suicidio del bambino undicenne di Napoli. L’ipotesi è legata al biglietto lasciato dal bambino ai genitori: “Mamma, papà vi amo. Devo seguire l’uomo col cappuccio nero, non ho più tempo. Perdonatemi”. Chi è quell’uomo nero però, non è dato a sapersi, e spiegare l’ignoto con misteriose challenge della rete, è la cosa più semplice.

Ed è proprio in questo contesto di poca chiarezza e di ignoto, che nascono i “giochi” terribili con personaggi spesso realizzati con il solo obiettivo di creare viralità nel web, proponendo queste “sfide” con nomi fittizi, per spaventare, minacciare, perseguitare.

Dietro questi profili potrebbero esserci ragazzi che si divertono a impaurire i coetanei più fragili oppure adescatori con l’intento di abbindolare e manipolare i più giovani facendo leva sulla loro curiosità. Il rischio principale sta nel fatto che, i giovani, essendo soggetti particolarmente vulnerabili e influenzabili, potrebbero trovarsi in pericolo senza però avere gli strumenti adatti per riconoscere e gestire i lati oscuri di queste mode[2].

Essendo figli di una società competitiva in cui violenza e aggressività sono all’ordine del giorno sul web, i giovani tendono ad accettare queste challenge per curiosità, trasgressione o per rafforzare il proprio ruolo sociale all’interno di un gruppo, dimostrando a tutti il proprio coraggio.

Spesso ci si interroga sulla correlazione tra suicidio e sfide sul web, ma secondo Riccardo Meggiato, consulente di cybersecurity e digital forensics, affermare che il suicidio sia una diretta conseguenza di qualche challenge sui social, è alquanto esagerato. Il suicidio, nella quasi totalità dei casi, è frutto di problematiche pregresse e di situazioni irrisolte, non è un raptus.

 

 

[1] https://www.wired.it/play/cultura/2017/09/29/fine-blue-whale/

[2] https://www.adolescienza.it/social-web-tecnologia/internet-challenges-viaggio-dentro-il-fenomeno-web-che-spaventa-i-genitori/

 

Figli senza regole? Il web è il vero pericolo: rischiano di sentirsi onnipotenti

Dare dei limiti è indispensabile per la crescita.” Questo è quanto affermato dal medico e psicoterapeuta Alberto Pellai in una sua intervista.

Ciascun genitore dovrebbe avere la premura di educare i propri figli responsabilmente, disegnando una cornice attorno ai loro comportamenti.

Non sempre però, gli adulti percepiscono l’importanza delle regole o per lo meno, a volte falliscono nell’imposizione delle stesse. Spesso, afferma Pellai, sono le scuole a segnalare la presenza di bambini incapaci di vivere in un contesto sociale e di relazionarsi con altre persone. Ciò emerge dal fatto che questi ragazzi non hanno mai sviluppato capacità auto regolative e auto riflessive, ne tanto meno competenze pro sociali.

Lo scopo delle regole infatti, è quello di educare sin da piccoli gli individui a vivere in un contesto sociale ben più ampio rispetto al proprio nido familiare.

Amore e regole: il giusto equilibrio.

Oggigiorno, è possibile constatare come i giovani adulti diano alla luce meno figli e anche più tardi rispetto ad una volta. La tendenza dei neo genitori è quindi quella di essere iperprotettivi, amando oltre l’impossibile le proprie creature, senza imporre loro alcun tipo di restrizione. La credenza comune è che le regole non rientrino nella sfera dell’amabilità, perciò se un genitore prova un forte sentimento verso il proprio figlio, non può certo fare la parte del cattivo definendo limitazioni.

Questa convinzione è alquanto errata; come afferma Pellai, l’amore per un figlio non dev’essere affatto condizionato e/o compromesso da piccoli impedimenti che vengono invece imposti con l’obiettivo di educare. Non è affatto sbagliato avere un rapporto amorevole con i propri ragazzi, però è fondamentale che un genitore sia anche autorevole al punto giusto, insegnando loro delle lezioni di vita. Il saper fare, il saper esser e il sapersi relazionare sono competenze che sin da piccoli è importante coltivare.

Limiti, confini e regole sono quindi alla base di un successo evolutivo.

In un percorso educativo, è indispensabile che la figura adulta di riferimento definisca regole specifiche e adeguate al momento di sviluppo del più piccolo, affinché quest’ultimo sia poi in grado di decollare in autonomia con le proprie conoscenze e competenze.

Pellai termina la sua intervista dicendo: “…si dovrebbe rallentare la virtualizzazione della vita dei figli. … non dovrebbero essere dotati di smartphone almeno fino alla fine della scuola media”. Il mondo virtuale infatti, è profondamente pericoloso per ragazzi e adolescenti, perché non conosce né confini, né regole: là dentro i più giovani rischiano di vedere le cose più estreme (dallo sport alla sessualità) che appartengono ad una realtà diseducativa, non controllata da nessuno.

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Covid-19 e l’effetto “coperta di Linus”

Ci sono momenti nella vita, come durante il Covid-19, in cui molte persone si sentono destabilizzate e piene di insicurezze che portano a bloccarsi.

Tutto sommato, in lockdown, non sono stato così male”. Quante volte lo abbiamo sentito dire?

Durante la pandemia, molte persone hanno particolarmente apprezzato la mancanza di relazioni sociali, lo stare a casa e il non doversi rapportare con la vita di tutti i giorni.  

Sono stati molti i casi in cui, soprattutto bambini e adolescenti, trascorrevano ore e ore davanti agli schermi, rinchiudendosi in una bolla sociale e diventando sempre più esposti a pericoli di Internet. 

Si è dunque trattato non solo di distanziamento fisico, bensì di un vero e proprio isolamento psicologico e sociale.

Oggi, nonostante sia terminato il lockdown, alcune persone non riescono ancora a viversi serenamente un’uscita con gli amici o una semplice passeggiata, nemmeno con la presenza di dovute precauzioni. 

Se da un lato il Covid-19 ha indotto molte persone a valorizzare appieno la quotidianità, dall’altro, ha suscitato parecchie incertezze. Incertezze che possono essere vissute in senso positivo o negativo; nel primo caso si tratta di incertezze che stimolano la nostra curiosità e ci portano ad indagare l’ignoto. Nel secondo caso invece, ci conducono a comportamenti iperprotettivi, chiudendoci in noi stessi, senza uscire dalla nostra comfort zone, stando sotto una rassicurante copertina. 

Il vero pericolo è quindi l’isolamento psicologico; sintomi quali ansia e depressione sono in continua crescita e questo lo confermano anche i dati comunicati dall’OMS. Basterebbe un po’ di sport e qualche uscita con gli amici per sentirci meglio e migliorare il nostro umore.

Ciò che consiglia il nostro Dott. Michele Facci è di riprendere in mano la nostra vita, in maniera consapevole, con i dovuti accorgimenti. Questo significa stuzzicare la nostra curiosità, nonché fonte di vita e felicità.

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Coronavirus, i bambini sono sempre più esposti ai pericoli online durante la pandemia

 

Durante il lockdown per la pandemia di COVID-19, le vite di milioni di bambini si sono temporaneamente ridimensionate a casa, davanti agli schermi, diventando così maggiormente esposti ai pericoli online.

Se da un lato le soluzioni digitali consentono ai bambini di studiare, divertirsi ed incontrare virtualmente i propri amici, dall’altro è pur vero che non tutti sono in grado di gestire in maniera sicura le esperienze online.

Trascorrendo più tempo su piattaforme digitali, i bambini sono maggiormente esposti a contenuti dannosi diventando così più vulnerabili a sfruttamento sessuale e adescamento online. 

UNICEF, assieme ai suoi partner, sta lanciando una nuova iniziativa per chiedere ai governi e al settore industriale di tenere i bambini al sicuro online. A questo proposito, sono stati individuati dispositivi di sicurezza potenziati volti ad accompagnare genitori ed insegnanti nell’educazione all’online dei propri bambini. 

Durante il lockdown sono state poi implementate diverse azioni con l’obiettivo di arginare i rischi online; i governi, ad esempio, hanno promosso iniziative formative e di sensibilizzazione sulla sicurezza online dei bambini per assicurarsi che ci sia una buona conoscenza dei meccanismi locali di denuncia.

Le scuole invece, hanno investito molto nella promozione e nel monitoraggio di ambienti online sicuri, assicurandosi che i bambini abbiano accesso continuativo a servizi di consulenza.

Infine, i genitori si sono impegnati nell’instaurare un dialogo aperto con i propri figli, definendo regole precise per un utilizzo sicuro ed appropriato di Internet.

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Coronavirus – La mortalità delle fake news

coronavirus fake newsQuesto 2020 ha avuto un inizio davvero tumultuoso, in meno di un mese siamo passati dalla terza guerra mondiale, agli incendi in Australia fino ad arrivare alla pandemia globale. Tutti questi eventi hanno giustamente preoccupato tutti, ma siamo davvero riusciti a informarci correttamente sulle varie questioni?

 

Probabilmente no, ma perché nel 2020 tra internet e telegiornali non riusciamo ad avere una visione oggettiva e corretta degli avvenimenti? I motivi sono diversi e cercheremo di capire come e perché in quest’epoca di tecnologie è sempre più difficile trovare informazioni “sicure”.

 

Il primo motivo sono i media, in un periodo in cui le persone hanno costante accesso alle informazioni, ogni testata deve lottare con la concorrenza per ottenere la vostra attenzione e questa costante “guerra mediatica” porta i notiziari (di ogni tipo) a lanciare qualunque notizia gli capiti sottomano, senza dare tempo alla notizia stessa di essere confermata, smentita o supportata. Non si tratta quindi di notizie false, ma in casi come quello del più recente coronavirus, le informazioni vengono costantemente smentite o riformulate, quello che è vero oggi potrebbe non esserlo domani.

Un altro problema causato dalla “guerra mediatica” tra le varie testate giornalistiche è causato dal titolo “clickbait”, ovvero un titolo volutamente provocante che richiama immediatamente l’attenzione dell’utente. Che la notizia dietro al titolo sia veritiera o meno poco ci interessa, non tanto perché non ci interessano le informazioni, ma perché la stragrande maggioranza delle persone, limita la propria informazione alla lettura del titolo.

Non è però la gara alla notizia rapida ed imprecisa a generare sdegno nelle persone, perché tra i pericoli più discussi del web ci sono sicuramente le “fake news” demonizzate come uno degli elementi più pericolosi di internet, queste notizie false, non sono altro che false testate giornalistiche, tweet o persino messaggi WhatsApp che inventano una qualunque notizia per creare scalpore e paura nei malcapitati che credono di avere davanti una fonte attendibile. Queste fake news però sono tanto false quanto deboli perché basta fare un piccolo sforzo in più per capire se una notizia che avete appena letto sia effettivamente vera o falsa.

Se leggete qualcosa online non date per scontato che sia vero, come ho detto prima, anche una notizia “verificata” può essere smentita o riformulata. La soluzione è continuare ad informarsi senza dare nulla per scontato.

Nel caso stiate cercando una fonte attendibile di notizie riguardo il nuovo coronavirus eccovi il link per il sito del ministero della salute: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp