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Legge Cyberbullismo

cyberbullismo-berti-valorzi-facciCon la Legge 71/2017 in Italia viene finalmente definito il Cyberbullismo da un punto di vista normativo. In particolare: l’Art. 2 recita “Ai fini della presente legge, per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identita’, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica,
nonche’ la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o piu’ componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.“.

La Legge, ha un approccio prevalentemente preventivo/educativo, più che repressivo, e pone alla scuole un ruolo cruciale.

Il libro, arrivato alla terza edizione, è aggiornato con tutte le indicazioni sul tema e le implicazioni normative.

 

Blue Whale: domande e risposte

Blue Whale: intervista allo psicologo dott. Michele Facci

Blue Whale - Una balena di 25 metri si e' spiaggiata tra il fiume Morto e la foce del Serchio all'interno del parco naturale di San Rossore, a Pisa. Sul posto sta operando la vigilanza del Parco insieme alla capitaneria di porto per rimuovere la carcassa del cetaceo. Gia' domenica pomeriggio, nel corso delle consuete visite guidate al parco, la balena era stata vista aggirarsi in quel tratto di mare dove peraltro il fondale raggiunge solo basse profondita'. Dopo pochi minuti di evoluzioni l'animale era pero' scomparso alla vista di visitatori e guide ambientali e sembrava avere ripreso il largo.<br /> ANSA/STRINGER

Cos’è Blue Whale?

Blue Whale è un fenomeno presente in rete e osservato da tempo, tornato agli onori (orrori) della cronaca a causa di un servizio delle Iene. Riguarda un rituale da seguire che porta dall’autolesionismo fino al suicidio.

Perché si chiama “Balena Blu”?

Il nome Blue Whale richiama il fenomeno per cui le balene talvolta si spiaggiano e muoiono senza apparente motivo.

Perché un ragazzo dovrebbe arrivare al suicidio? Perché i giovani dovrebbero seguire tale rituale?

Il principio psicologico utilizzato da Blue Whale si chiama dissonanza cognitiva, usato anche dalla Nord Corea (1950-1953) per influenzare le menti dei prigionieri americani. Un semplice esempio lo troviamo in Esopo, nella storia della Volpe e l’Uva:

Una volpe affamata, come vide dei grappoli d’uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.

Il rituale, attraverso 50 regole e a causa del rapporto con il “curatore” (ovvero la persona che impone le regole), pone in situazione di dissonanza cognitiva, in particolare le vittime più deboli o fragili. Tra le regole infatti vi sono principi che favoriscono la curiosità (“compito segreto”) e verificano l’affidabilità della vittima, che in qualche modo si sente quindi valorizzata e può dimostrare la sua affidabilità. La sua autostima paradossalmente aumenta man mano che il rituale procede.

Alcuni parlano di bufala, cosa pensa del servizio delle Iene?

Le Iene hanno fatto un disservizio, non un servizio. Il fenomeno è arrivato in Italia a seguito del servizio delle Iene, che ha generato un’allarmismo mediatico incredibile, una marea di false segnalazioni e preoccupazioni infondate. Parlare di questi fenomeni attraverso un servizio televisivo di quel genere può portare all’emulazione e/o a una sorta di psicosi collettiva del tutto inutile o peggiorativa. Certo, l’autolesionismo e il fenomeno dei suicidi in rete sono realtà, ampiamente oggetto di attenzione da parte delle Forze dell’Ordine e dei professionisti della salute, ma Blue Whale è un falso allarme, più che una bufala: prima del servizio delle Iene sapevamo che il fenomeno era nato in Russia, nel 2016, di fatto per attirare traffico su una pagina internet e quindi guadagnare denaro, il fenomeno era relativamente circoscritto e le Autorità Russe stavano intervenendo adeguatamente per marginarlo. è stato anche arrestato lo studente di Psicologia che ha ideato il rituale, il 22enne russo Philipp Budeikin, per aver istigato al suicidio (si stima circa 15 ragazzini). A seguito del servizio però c’è stato un enorme aumento di interesse verso il fenomeno, creando anche in Italia numerosi casi di emulazione.

Quindi, cosa consiglia?

Il consiglio è quello di leggersi un buon libro, guardarsi un film, fare una passeggiata, passare del tempo con i propri figli, osservarli, ascoltarli, amarli.

 

FONTI o altri approfondimenti:

http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/cards/blue-whale-gioco-suicidio-che-molto-probabilmente-non-esiste/dove-nasce-leggenda.shtml

https://www.linkedin.com/pulse/blue-whale-come-e-perché-funziona-parole-semplici-biondo?trk=v-feed&lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_detail_base%3Bu8Zj4R9XoKJh%2FINePrnVPQ%3D%3D

https://it.wikipedia.org/wiki/Dissonanza_cognitiva

http://www.nostrofiglio.it/news/blue-whale-tutto-quello-che-ce-da-sapere

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/blue_whale_philipp_budeikin_arrestato-2441335.html

Psicopatologia del Web: la Webcrazia tra Brexit, Trump e Referendum Costituzionale.

dott. Michele Facci, psicologo clinico e forense

Webcrazia è un termine relativamente nuovo, utilizzato in particolare con riferimento al fatto che il popolo del web può assumere sempre più potere decisionale. Internet è il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto a disposizione (Facci et al., 2013). Internet è un nuovo mondo, una rete di interconnessioni che permette di unire il globo e di fornire a chiunque diversi servizi: il web, le chat, lo streaming video e via dicendo. In particolare, nel web, si sono diffusi sempre maggiormente negli ultimi anni i social network, tra questi Facebook e Twitter in particolare. Tali social network hanno progressivamente contribuito alla diffusione dei media pre-esistenti in rete: i diversi siti delle agenzie di stampa o delle maggiori testate giornalistiche hanno creato le loro Pagine all’interno dei social dove giornalmente condividono informazioni e contenuti.

webcrazia

Che meraviglioso strumento il web! Ci permette di accedere a Facebook per poter contemporaneamente rimanere in contatto con gli amici, pubblicare qualche foto e leggere alcune notizie. La domanda che ci si pone però è: in che modo quelle notizie che vediamo apparire nei nostri social vengono selezionate? Vediamo tutti le stesse informazioni? La risposta è no. I social network utilizzano numerosi e complessi algoritmi per mostrarci pubblicità e informazioni che ritengono più adatte a noi in funzione di un numero elevato di variabili: quanti anni abbiamo, cosa ci piace e cosa no, chi sono i nostri amici, quando andiamo online ecc. Un primo dubbio che nasce è quindi se questa selezione di contenuti sia efficace per noi, e se ci va bene che sia qualcun altro a fare per noi questa selezione, in effetti un tempo eravamo noi a scegliere se andare sul sito web del Corriere della Sera o de La Repubblica, La Stampa o Il Fatto Quotidiano e via dicendo. Oggi forse talvolta ci limitiamo a prendere atto di ciò che arriva nelle nostre bacheche.

Bufale e Webcrazia

Un altro problema importante è quello delle diffusioni di notizie false, ovvero le cosiddette “bufale”. Le false notizie, purtroppo, diventano spesso virali, ovvero le persone le leggono e le condividono, credendole vere e interessanti. Le bufale producono quindi visite, likes, condivisioni e quindi denaro: più una pagina viene letta, più ha valore in termini pubblicitari.[1]

La discussione si apre quindi rispetto a quanto la grande diffusione di bufale abbia potuto influenzare alcuni eventi importanti, tra cui ad esempio le recenti elezioni presidenziali degli USA. Sul tema è intervenuto in prima persona Zuckerberg, CEO di Facebook, dovendosi difendere dalle numerose critiche[2], ha dichiarato nel novembre 2016 che solo un 1% delle notizie su Facebook sono false, ma non ha fornito informazioni rispetto a come sia stato calcolato questo dato. In merito alla politica italiana invece interessante è stato anche l’articolo pubblicato da BuzzFeed[3] accusando di fatto il Movimento 5Stelle di essere responsabile della diffusione di numerose bufale sul web. Le bufale, ma non solo quelle, hanno inoltre come conseguenza l’esplosione dell’odio online: gli utenti si scatenano quindi del difendere la bufala o viceversa nel smentirla, con linguaggio spesso violento e viscerale (Zuccardi, 2016). A questo punto è legittimo chiedersi se e quanto le bufale e la diffusione dell’odio online – spesso basato su notizie false – possa aver contribuito ad influenzare le scelte degli elettori nelle tre più famose chiamate al voto degli ultimi mesi: Brexit, Trump e Referendum Costituzionale.

La webcrazia, tanto decantata in particolare dal Movimento 5Stelle, era intesa come “potere degli utenti del web”, già di per sé era discriminante nei confronti di chi invece, a causa del digital divide, non poteva e non può accedere al web, oggi forse potremmo affermare che la webcrazia è “potere del web, più che degli utenti del web”, ovvero potere di quegli algoritmi che selezionano le informazioni, potere di quei siti che diffondono notizie false, potere dei grandi Social Network che forse non a caso sono tra le aziende più quotate al mondo.

Conclusioni

È opportuno concludere con una riflessione: la webcrazia può portare danni concreti alla democrazia, ma anche alla salute pubblica, come avviene per esempio per il caso dei vaccini. La ben nota bufala sulla correlazione tra vaccini e autismo[4], sta di fatto provocando la morte di bambini innocenti anche in Italia[5]. Forse il web è ammalato. Forse ricercatori, giornalisti, politici e Istituzioni dovrebbero iniziare a valutare un’analisi e una cura per il web, che garantisca la massima libertà di espressione a chiunque, ma senza sacrificare alcune modalità di certificazione dell’informazione. Appare di conseguenza urgente quantomeno insegnare ai nostri bambini come cercare nel web informazioni attendibili, come poter accedere alle fonti (che proprio grazie allo stesso  web, è molto più facile di un tempo).


Bibliografia

Facci M., Valorzi S., Berti M. (2013), Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di Smartphone e Tablet, Erickson, Trento.

Zuccardi G. (2016), L’ odio online. Violenza verbale e ossessioni in rete, Cortina Raffaello

Note

[1] Si veda per esempio: http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/10/15/news/vi-racconto-come-ho-fatto-soldi-a-palate-spacciando-bufale-razziste-sul-web-1.234576

[2] http://www.ilpost.it/2016/11/14/la-risposta-di-mark-zuckerberg-su-facebook-e-lelezione-di-trump/

[3] http://www.repubblica.it/politica/2016/11/30/news/buzzfeed_m5s_putin-153139053/

[4] http://www.wired.it/scienza/medicina/2016/07/01/vaccini-autismo-storia-bufala/

[5] http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute_bambini/medicina/2015/10/05/vaccini-societa-pediatriagia-primi-bimbi-morti-di-pertosse_c89417bd-f32b-4a4c-8d04-fb329be3e8be.html