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La strage della Moschea di Christchurch (Nuova Zelanda) è stata trasmessa in diretta streaming su Facebook per ben 17 minuti. Inutile dire che le immagini arrivate online erano reali, senza censura ed estremamente disturbanti. Le forze di polizia e le piattaforme social hanno cercato in tutti i modi di bloccare la trasmissione, ma nonostante gli sforzi 17 minuti di strage sono stati caricati e nessuno sarà mai in grado di cancellarli per sempre.

Ma perché Facebook non è riuscito a bloccare la diretta in tempo? In questi casi la prima falla è stata causata dall’algoritmo di analisi dei contenuti che non è riuscito a riconoscere la natura pericolosa del video, questo algoritmo analizza tag, titoli ed immagini per riconoscere se un contenuto rispetta o meno le norme della community e come sappiamo non ha funzionato. Dove la macchina fallisce, deve intervenire l’uomo, in questo caso però, essendo le risorse umane limitate, il tempo di risposta all’emergenza non è stato istantaneo e quei pochi ma lunghi minuti hanno dato il tempo all’attentatore di compiere e condividere il suo orribile gesto.

Dopo giorni dall’attentato ci si aspetterebbe che il video della strage sia stato rimosso dalla rete o che almeno questo sia estremamente difficile da trovare, invece non è cosi, basta muoversi oltre la seconda pagina delle ricerche di google per trovare siti che raccolgono e salvano questo tipo di video (questi siti, altro non sono che una libreria di video e immagini violente e sono molto probabilmente gestiti da individui psicologicamente disturbati). Talvolta anche alcuni media hanno rilanciato alcune scene del video. Per le forze dell’ordine è facile rimuovere un video online, ma non c’è modo di evitarne il “re-upload”. In sintesi: sulla rete si scrive con il pennarello indelebile, nulla può essere rimosso in modo tombale.

Ma perché riprendere un video così cruento? Perché documentare, in tempo reale, un’azione così cruenta? Ci sono ragioni più psicologiche e più sociali. Vediamone alcune: da un punto di vista psicologico il criminale che agisce in questo modo ha lo scopo di essere visto, di essere al centro della scena, di mostrare il suo potere al mondo intero. C’è però anche uno scopo spesso più sociale, ovvero quello di motivare altri ad emularlo, a combattere insieme a lui per quella stessa folle causa.

Quali possono essere allora le reazioni delle persone che hanno visto il video della strage? Molti sicuramente rimangono scandalizzati dalle immagini e abbandonano immediatamente la visione, altri meno sensibili alla violenza su schermo, vengono sì disturbati dalle immagini, ma in qualche modo la violenza nuda e cruda non li spaventa (quando vista tramite uno schermo), infine alcuni altri potrebbero provare persino piacere da questo tipo di immagini che risultano adrenaliniche, quasi confuse come quelle di un videogioco “sparatutto” in prima persona.

Quando però il gioco diventa realtà, anche la realtà diventa un gioco ma, molto pericoloso. Il suggerimento è quello di tenere lontani i bambini da contenuti così violenti, siano virtuali o concreti.